I BASSORILIEVI: SUBLIME TRAGICO E VIVACE ILARITÀ

Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822), La morte di Priamo (Albrizzi) 1787 – 1790, gesso, 142 x 280 cm Trieste, Collezione d'Arte Gruppo Generali

Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822), La morte di Priamo (Albrizzi) 1787 – 1790, gesso, 142 x 280 cm Trieste, Collezione d’Arte Gruppo Generali

La danza dei figli di Alcinoo (Albrizzi) 1790 – 1792, gesso, 141 x 280 cm Trieste, Collezione d'Arte Gruppo Generali

La danza dei figli di Alcinoo (Albrizzi) 1790 – 1792, gesso, 141 x 280 cm Trieste, Collezione d’Arte Gruppo Generali

Per uno scultore che vuole gareggiare con la pittura non possono mancare creazioni di carattere narrativo

È quindi nel bassorilievo che l’artista sceglie di cimentarsi, sin dai primi tempi del soggiorno romano, iniziato a fine 1779. Si tratta di lavori che l’artista produceva in serie (moderno anche in questo) anche per offrire al pubblico prodotti a costo contenuto: i marmi, si sa, oltre ad essere carissimi, erano quasi impossibili da ottenere.
I disegni dei primi due bassorilievi sono già compiuti due anni dopo l’arrivo a Roma: la Morte di Priamo e la Danza dei figli di Alcinoo. Episodi entrambi ispirati alle vicende della guerra di Troia e all’epopea di Ulisse, attingendo all’Odissea e al II libro dell’Eneide: il sublime tragico nell’assassinio del re troiano per mano del figlio di Achille che intendeva vendicarsi della morte del padre inflitta da Paride e la grazia del corpo nello slanciarsi verso l’alto della coppia dei danzatori.

Il sublime tragico è protagonista della prima composizione, dove domina il dolore e l’angoscia, e con accenti di verità arditi e nuovi. Verità nella nudità totale di Polite appena assassinato: ignudo, ma con lo scudo, sul modello del “sorprendente” Gladiatore Borghese, mentre Pirro porta l’elmo, specifici attributi l’uno e l’altro del guerriero greco.
Oltre all’ardimento di quel nudo, brani intensissimi sono le figlie di Priamo: a sinistra, con le braccia spalancate verso l’alto implorano pietà, come la Maddalena ai piedi della Croce in un’opera dei ‘primitivi’; a destra, fuggono atterrite mentre una stringe il suo bambino come nelle Stragi degli innocenti; e ancora, all’estrema sinistra, la moglie
di Priamo sviene e a stento viene sorretta: ricordo di una Vergine
ai piedi della Croce.

Compagno di questo bassorilievo è Danza dei figli di Alcinoo (argomento questa volta la gioia, la grazia, la vivace ilarità). Ulisse è in piedi al margine destro, totalmente rapito dalla scena dei danzatori. Accanto a lui la famiglia reale con Alcinoo e Nausicaa che lo osservano. Dall’altra parte il gruppo dei Feaci che accompagnano con le braccia protese i danzatori, mentre Demodoco suona la lira. Tenerissimo il brano all’estrema sinistra con il padre che porta sulle spalle il suo bambino ignudo, inserto di toccante serenità domestica.
Il tema è la danza, ripetutamente affrontato da Canova in pittura: ma qui affronta la sfida di affrancarsi dal peso, e quel drappo che si gonfia sopra le teste di Halio e Laodamante esalta la leggerezza dei movimenti. Creare una trasposizione scultorea della danza: quanto di più azzardato si poteva concepire!