ENDIMIONE DORMIENTE

Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822), Endimione dormiente 1819 – 1822, gesso, 99 x 196 x 92 cm Ravenna, Accademia di Belle Arti, attualmente in deposito presso MAR

Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822), Endimione dormiente 1819 – 1822, gesso, 99 x 196 x 92 cm Ravenna, Accademia di Belle Arti, attualmente in deposito presso MAR

L'Endimione è una delle più belle creazioni di Canova, per la indicibile delicatezza della plastica e insieme per la suggestione sentimentale. Una evocazione di silenzi e di solitudini veramente leopardiana

Nel maggio 1819 William Cavendish, VI duca di Devonshire, commissionò a Canova un’opera senza però indicarne il soggetto. Lo scultore creò così l’Endimione dormiente: il modello era già terminato ad agosto, mentre il marmo completato nel settembre 1822, giunse a Londra nell’estate del 1823.
Anche quest’opera nasce quindi libera da vincoli di committenza.

Siamo sulla scia della Naiade giacente, della Ninfa dormiente o della Maddalena giacente: ancora una figura quindi colta in una posa di languido abbandono. Tutte figure distese orizzontalmente, non più stanti, colte piuttosto in un momento di perdita di coscienza o mentre sognano: pietismo religioso e carnalità si uniscono dando vita a opere pienamente romantiche.
Ecco allore tornare quell’”annuncio romantico” coniato da Luigi Coletti! La sperimentazione canoviana giunse a esiti nuovi dove la bellezza esce dalla sfera della ragione, e si percepisce ora con l’anima.

L’episodio di Endimione deriva dai Dialoghi degli Dei di Luciano: il pastore greco è portatore di un nuovo ideale di bellezza virile. È colto addormentato mentre sta per essere visitato da Diana, e il cane sta lì a testimoniare l’imminente arrivo della dea. Ancora una gara di Canova con la pittura, dove la dea è sempre rappresentata.