LE INCISIONI

La Pace, da Volume d’incisioni canoviane 1817, volume a stampa costituito da 86 incisioni, 900 x 735 mm Dono Giambattista Sartori 1837 Treviso, Ateneo di Treviso, Deposito Biblioteca Civica

La Pace, da Volume d’incisioni canoviane 1817, volume a stampa costituito da 86 incisioni, 900 x 735 mm Dono Giambattista Sartori 1837 Treviso, Ateneo di Treviso, Deposito Biblioteca Civica

Volume d’incisioni canoviane 1817, volume a stampa costituito da 86 incisioni, 900 x 735 mm (formato chiuso) Dono Giambattista Sartori 1837 Treviso, Ateneo di Treviso, Deposito Biblioteca Civica

Volume d’incisioni canoviane 1817, volume a stampa costituito da 86 incisioni, 900 x 735 mm (formato chiuso) Dono Giambattista Sartori 1837 Treviso, Ateneo di Treviso, Deposito Biblioteca Civica

Antonio Canova, come mai nessuno prima, comprese modernamente l’importanza di promuovere la conoscenza delle proprie invenzioni

Per questo si preoccupò fin da subito, non appena il suo nome iniziava a imporsi a Roma, di far eseguire grandi incisioni dalle proprie opere, dal Teseo vincitore sul Minotauro, ai monumenti funerari papali di Clemente XIV e di Clemente XIII. Le dimensioni, di queste ultime, in particolare, sono impressionanti, come la qualità esecutiva.
È l’avvio di una pratica ininterrotta che si sviluppa in una serie notevolissima di incisioni, sempre controllate dallo scultore.
La sua attenzione era professionale, maniacale. Sceglieva lui stesso gli incisori, e il punto di vista. Non gradiva l’illustrazione a semplici contorni, ritenendo invece essenziale l’ombreggiatura allo scopo di cogliere il tutto tondo delle opere, non a caso talvolta montate su basi girevoli.
Lo scopo era inizialmente quello di farne omaggio ad amici e personalità illustri, quindi di diffondere quanto man mano egli andava facendo, cosicché un vero e proprio mercato di queste stampe andò a crearsi, a Roma come a Parigi e a Londra, con negozianti che avevano l’esclusiva di vendita. Le incisioni erano lo strumento principale di conoscenza della sua opera, sia da parte del pubblico che della critica che si basava spesso su di esse per commentarne le invenzioni.
Nacque quindi il collezionismo di incisioni “canoviane”. Scriveva ad esempio Pietro Giordani a Canova nel 1813: “Io voglio acconciare due stanze, nelle quali vivrò e morirò tutte parate colle stampe delle tue opere”. E assieme alla richiesta del mercato evolve l’aspetto imprenditoriale.

Canova prese la decisione di compiere un salto di qualità nella pratica della riproduzione, e con ciò assumendo anche una forma di controllo più stretto su un’attività di rilevanza economica, fondando una propria calcografia.
Dopo la morte di Canova si contavano circa 167 rami rimasti, che vennero acquistati dalla Calcografia della Camera Apostolica. Nella sezione è ricompresa una serie d’incisioni con vedute dei luoghi canoviani di Possagno: un omaggio al paese natale nel trevigiano.