LE CELEBRAZIONI CANOVIANE A TREVISO

Antonio Canova (calco da) (Possagno, 1757 – Venezia, 1822), Le tre Grazie Gesso patinato color terracotta, 42,5 x Ø 25 > 16 Treviso, Museo Civico, INV. STG 71

Antonio Canova (calco da) (Possagno, 1757 – Venezia, 1822), Le tre Grazie Gesso patinato color terracotta, 42,5 x Ø 25 > 16 Treviso, Museo Civico, INV. STG 71

Celebrazioni del II centenario della nascita di Antonio Canova 1957, carta:fotocromolitografia, 100 x 62,5 cm Treviso, Collezione Salce, INV. 21352

Celebrazioni del II centenario della nascita di Antonio Canova 1957, carta/fotocromolitografia, 100 x 62,5 cm Treviso, Collezione Salce, INV. 21352

La sezione documenta il rapporto Canova Treviso le cui radici vanno ricercate, oltre che nel mito, nel primato nel decretare gli onori dopo la morte, e nella rivalutazione critica degli anni ’50.

1823

La notizia dell’improvvisa scomparsa di Antonio Canova a Venezia, avvenuta dopo una breve malattia, il 13 ottobre 1822, gettò nella costernazione gli ambienti artistici, e a Treviso doveva aver fatto particolare impressione anche il passaggio, la sera del 15 ottobre, del convoglio funebre che da Venezia andava a Possagno. Per iniziativa dell’Ateneo di Treviso, il 1° aprile 1823 si svolse una cerimonia con la presentazione del busto in marmo con il Ritratto di Antonio Canova realizzato da Luigi Zandomeneghi, della medaglia commemorativa opera di Francesco Puttinati, e con l’esecuzione di una Cantata di Gioachino Rossini.

1837

L’attivismo dell’Ateneo non lasciò indifferente il fratello ed erede di Antonio Canova, Giambattista Sartori, che nel 1837 donò il volume monumentale con le incisioni delle opere di Antonio Canova. Si tratta di un unicum sia per le dimensioni, 900 × 735 mm formato chiuso, che per il contenuto: ben 86 rami.
Nel 1845 fu realizzata una custodia, per quel dono, con ganci idonei all’esposizione a muro

1957

Il Secondo dopoguerra è il momento in cui si “ravviva la piuttosto languente fama del Canova in una cerchia ben più vasta che non quella dell’affetto e della riconoscenza paesane, dopo un lungo periodo di quasi indifferenza per non dir oblio” (Coletti, 1957). La “Mostra Canoviana”, allestita nel 1957 a Palazzo dei Trecento e curata da Luigi Coletti, professore all’Università di Trieste e direttore del Museo Civico di Treviso, fu un evento di grande importanza.
Altre mostre si svolsero in quel periodo (i manifesti originali esposti ne danno conto), ma quella di Treviso fu l’unica ad avere l’ambizione d’indagarne criticamente tutto il percorso artistico, distinguendo, secondo i canoni in voga all’epoca, tra un Canova stilista e un Canova poeta.
In mostra è stata ricostruita una sezione della mostra del ’57, con le foto storiche di Giuseppe Fini, il bozzetto con le Tre Grazie, le riproduzioni originali e anche parte dell’arredo (ritrovamenti tutti straordinari) per evidenziare l’importanza di questo momento nel percorso di rivalutazione critica.
Il Canova che usciva dalla mostra di Treviso veniva così riabilitato nella dimensione di un artista che andava oltre il neoclassicismo più ortodosso, quello per cui la natura andava vista con gli occhi degli antichi e del bello ideale, oggettivo e predeterminato, di winkelmanniana memoria. La sua poesia è la grazia, non quale piacevole esteriorità che potrebbe risolversi in mero naturalismo settecentesco o in artificiosa leziosaggine, ma la grazia come gentilezza d’animo, come valore morale, suprema luce di perfezione.