LA NUOVA GALLERIA DELL’OTTOCENTO

Andrea Appiani (Milano, 1754 – 1817), Ritratto della contessa Margherita Prati Grimaldi 1811, olio su tela, 74 x 59 cm Treviso, Museo Civico, INV. P 222

Andrea Appiani (Milano, 1754 – 1817), Ritratto della contessa Margherita Prati Grimaldi 1811, olio su tela, 74 x 59 cm Treviso, Museo Civico, INV. P 222

Natale Schiavoni (Chioggia, 1777 – Venezia, 1858), Ritratto di Sante Giacomelli 1830 ca., olio su tela, 76,5x61 cm Treviso, Museo Civico, INV. P 234

Natale Schiavoni (Chioggia, 1777 – Venezia, 1858), Ritratto di Sante Giacomelli 1830 ca., olio su tela, 76,5×61 cm Treviso, Museo Civico, INV. P 234

Nella formazione della Pinacoteca Civica di Treviso due date hanno un valore altamente simbolico, il 1851 e il 1874

Il 12 marzo 1851 è convenzionalmente riconosciuto come data di nascita della Pinacoteca: giunse infatti in quel giorno al Comune la donazione della quadreria di Margherita Grimaldi Prati, composta di 20 dipinti, e una cinquantina tra miniature, disegni e stampe. Una raccolta di capolavori che comprende opere di Giovanni Bellini, Girolamo da Santacroce, Domenico Tintoretto, oltre all’intenso e raffinato ritratto della donatrice, opera del principale pittore neoclassico italiano, Andrea Appiani.

Al 27 ottobre 1874 risale invece l’accettazione da parte del Consiglio Comunale del lascito di Sante Giacomelli. Ben 74 opere di arte contemporanea, rappresentative di buona parte della pittura italiana dell’epoca, giunsero così al Municipio di Treviso. Tele di Ludovico Lipparini, Francesco Podesti, Odorico Politi, Eugenio Bosa, Eugenio Moretti Larese, Vincenzo Giacomelli, Francesco Coghetti, e molti altri fino a Ippolito Caffi. Una raccolta di valore eccezionale frutto di un committente inserito, in un vasto panorama artistico e culturale.
Molte delle opere, in particolare quelle del Romanticismo storico, sono portatrici non a caso di messaggi esplicitamente patriottici attraverso la riproposizione di episodi eroici tratti dalla storia e dalla letteratura del passato. Ecco così, dalla storia della Serenissima, il telero con Antonio Loredan assediato a Scutari, o, dalle più recenti vicende indipendentiste greche, Lord Byron giura sul sepolcro di Markos Botsaris, o, ancora, La morte di Dante, che in quanto padre della lingua italiana veniva ad assumere anche il ruolo di simbolo unificatore politico della penisola.

A queste donazioni ne seguirono molte altre in quegli anni (Sala, Princivalli, Murani, per citarne alcune) fino a nostri giorni. E, ad arricchire la raccolta, si aggiunsero poi oculati acquisti promossi dai vari direttori del Museo, a partire da Luigi Bailo. Grazie a lui abbiamo nelle collezioni il primo dipinto noto di Francesco Hayez, l’Autoritratto con famigliari, mentre Il ritratto di Domenica Pascoli di Michelangelo Grigoletti o il Busto di Marianna Angeli Pascoli di Luigi Zandomeneghi furono acquisiti da Luigi Coletti.